Al Filmstudiocultparty è andato in scena lo spirito ribelle del Filmstudio che riapre le ali. Una serata emozionante nel primo degli appuntamenti che verranno organizzati per Filmstudiocult per condividere esperienze intense e appassionate con la Città e con i Romani.
Il Filmstudio non è più in Via degli Orti d’Alibert ma è oltre, è altro ed è di più

Libero, indipendente, allucinante, sciolto, appassionato, ribelle, sognante. In una parola: Filmstudio.
Il luogo, fisico e mentale, che per anni ha simboleggiato il risveglio culturale della città di Roma, ha urlato i suoi sogni mostrando, con metafore audaci, le sue sperimentazioni avanguardiste.
Attraverso la rappresentazione della figura corporea, il Filmstudio si apre di nuovo al cambiamento immergendosi nell’osservazione del presente e alla sua rilettura.
Dal 1967, lo storico filmclub romano è una guida destinata agli sguardi dei registi e degli spettatori più audaci, ai cercatori di terre cinematografiche inesplorate, per nuovi approdi e inaspettati codici espressivi.
Il Filmstudio è stato ed è un corpo, una misteriosa personalità metafisica sospesa tra la vecchia pellicola e l’anima stessa del cinema: un “umano non umano” (cit.) che vive di profondi ideali e consapevolezze, solcando scelte radicali, spesso controcorrente, in sintonia con un sentimento di passione per il progresso legato a tutto ciò che è appena nato.

A piazza Campo de’ Fiori, una splendida Musa (Giuditta Sin) coperta solo con pagine di giornale che raccontano un tempo indimenticabile, è comparsa per testimoniare un desiderio folgorante e ribelle. Sotto la statua di Giordano Bruno, si è liberata della sua stessa storia, o di parte di essa, per offrirsi pura e fremente, a una Città che vuole risvegliarsi.
Senza preavviso, si è materializzato l’oscuro desiderio di vedere il non visibile, il dimenticato, l’impossibile: un corpo fatto di memorie, con cineprese e manifesti al posto delle ossa, giornali come capelli e silenti parole di libertà.
Lo scenario magico della Cappella Orsini, ha accolto infine il suo inquieto vagare verso nuovi luoghi in cui esistere.
Nelle interpretazioni musicali di Jesus, grotesque performer di magica raffinatezza, c’era tutta la dolcezza di un mondo, quello del Filmstudio, in cui arte e sperimentazione, ricerca e rivelazione, abbracciavano un pubblico vivo, carico di passione.

In cima alla cupola/vestito fatta di narrazioni suggestive, la Musa, anarchica e indomabile, gridava il suo diritto di vivere con la sua danza nobile e irriverente.
Coloro che hanno accompagnato, osservato e si sono lasciati avvolgere dalle atmosfere di una serata imprevista, hanno potuto attraversare un tempo per arrivare a una strada fatta di libertà e indipendenza. Di gioia e di amore.

Il 29 settembre è successo qualcosa, in quel gioco eterno di scomposizione e rinascita che incontra nell’attimo romantico e provocatorio, il gesto rivoluzionario che grida alla vita.
Il Filmstudio è vivo e Roma lo ha riabbracciato.

Renato Scatà

FILMSTUDIOCULTPARTY
Direttrice artistica: Maria Elena Masetti Zannini
Musa performer: Giuditta Sin
Grotesque performer: Jesus

Music selection: Los Perros Cabaret
Disegno luci: Stefano Germani
Iconografia fotografica: Luca Caravaggio
Allestimento e sculture di scena: Antony Rosa per Tony Creation
Opra documentaria: Vittoria Bozzarelli

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