Nel 1967 nasceva il primo filmclub italiano e con esso si aprì una strada nuova e rivoluzionaria di vivere il cinema e di immergersi in un’esperienza culturale del tutto inedita.
In quel luogo così ricco di suggestioni ribelli e al tempo stesso di atmosfere intime e accoglienti venne alla luce per la prima volta un cinema che solo lì si poteva vedere.
La storia del Filmstudio racchiude in sé i sentimenti e le emozioni che partendo dal ’68 attraversarono la nostra società e il nostro modo di vivere e il Filmclub di Trastevere inserì elementi decisivi nella crescita culturale non solo romana.

L’ingresso al civico 1/c di Via degli Orti d’Alibert venne attraversato dai più grandi intellettuali degli anni ’70 e intere generazioni si formarono cinematograficamente davanti agli schermi di quello che divenne per tutto il Paese il simbolo del film d’autore, del cinema sperimentale e delle opere di qualità.
Il Filmstudio rappresenta a pieno titolo il cuore di un impulso culturale unico in Italia che ha caratterizzato per decenni lo scenario culturale romano e nazionale.
Il Filmstudio aprì il suo spazio a Roma, in Via degli Orti d’Alibert 1/c, il 2 ottobre 1967. Ne furono fondatori Americo Sbardella, Annabella Miscuglio e Paolo Castaldini: tre straordinari ed appassionati cinefili a cui, a partire dal 1971, si venne via via affiancando una ristretta equipe di “anime storiche” che ne ha tracciato nel corso degli anni il lunghissimo cammino.
Si unirono ben presto Armando Leone, Delia Peres, Adriano Aprà ed Enzo Ungari.
Per intuito dei fondatori nasceva a Roma uno spazio culturale cinematografico, e non solo, unico nel suo genere, che l’effervescente comunità culturale romana, senza saperlo, stava aspettando. Difatti il successo fu immediato.
Il modello Filmstudio, “imitato ma mai eguagliato” (cit. Tullio Kezich), si diffuse in tutta l’Italia.
Il Filmstudio presentava quotidianamente classici e rarità della storia del cinema anche in versione originale, specie per sottolinearne le componenti sperimentali; film dell’avanguardia storica, “nuovo cinema”, cinema indipendente (cinema underground, cinema marginale e alternativo, giovane cinema, cinema delle donne, ecc.) e, in genere, tutta quella produzione che avesse un notevole valore da un punto di vista artistico, sperimentale o sociologico.
Il Filmstudio è stato e continuerà ad essere per sua stessa natura un laboratorio, un centro di continua ricerca e di elaborazione culturale: uno strumento di riflessione e d’intervento sulle trasformazioni delle strutture cinematografiche. Un punto di riferimento, un luogo d’incontro e di scambio per i cineasti che producono i loro film in maniera indipendente.
Il Filmstudio è stato sempre molto legato a Roma, al “territorio”, a Trastevere: uno dei punti di passaggio obbligati per quei rappresentanti della cultura cosmopolita che provenivano negli anni ‘60-‘70 da S. Francisco, New York, Parigi, Londra, Los Angeles.
Nel corso degli anni ’70 divenne il filmclub che più di ogni altro e con largo anticipo promuoveva il cinema d’autore e sperimentale consentendo a intere generazioni di crescere nella cultura cinematografica e ampliare i propri orizzonti.
Sin dall’inizio, infatti, ha promosso manifestazioni multimediali, mostre fotografiche e di manifesti (per esempio, già alla fine del giugno ’68 fu realizzata una mostra, la prima in Italia, che raccoglieva gran parte dei manifesti serigrafati del maggio parigino; contemporaneamente furono presentati “Le joli mois du Mai” e altri film prodotti dal collettivo “États Généraux du Cinéma” di cui facevano parte diversi famosi autori della Nouvelle Vague).
Il locale è stato, inoltre, uno spazio polivalente utilizzato per prove teatrali (il Living Theatre vi ha provato spesso) e trasformato in una sorta di studio cinematografico che veniva offerto gratuitamente per riprese in interni o per riunioni preparatorie non solo a cineasti indipendenti, ma anche a grandi autori (nel 1969, per esempio, a Jean Luc Godard per Vento dell’est, il suo unico lungometraggio italiano). Diversi, poi, furono gli incontri con i maestri Italiani della luce, Storaro, per esempio, con l’intervento di grandi registi come Antonioni.
Il Filmstudio è stato uno dei punti d’incontro, di scambio e di promozione per i cineasti, italiani e stranieri, che realizzavano i loro film in maniera indipendente e volevano distribuirli in circuiti paralleli, in Italia ed all’estero e per questo, sin dalla sua nascita, ha collaborato sistematicamente con istituzioni culturali prestigiose quali la Cineteca Nazionale, il Festival di Venezia, il Goethe Institut di Roma, il Centre Culturel Français, il MOMA, etc., stringendo anche ottimi rapporti con Henri Langlois, il “mitico” fondatore della Cinémathèque Française.
Il Filmstudio rappresentò in tutto quel periodo uno dei principali elementi di impulso stimolando a Roma un fervore culturale di straordinaria importanza.
Nelle due sue sale (è stato infatti il primo multisala italiano) sono passati la maggior parte degli intellettuali italiani e molte personalità internazionali del cinema e dell’arte.

Ricordiamo tra gli altri Andy Warhol, Jean Luc Godard, Bernardo Bertolucci, Wim Wenders, Pier Paolo Pasolini, Michelangelo Antonioni, Roberto Rossellini, François Truffaut, Robert Bresson, Jean Marie Straub, Julian Beck (anima storica del Living Theatre), e Nanni Moretti, di cui il Filmstudio, nel dicembre del 1976, presentò in esclusiva il suo primo lungometraggio “Io sono un autarchico”. IL film ottenne istantaneamente un successo clamoroso. Il Filmstudio per il neo regista Moretti fu un vero e proprio trampolino di lancio.
Di grande prestigio e di infinito valore culturale sono state le centinaia di rassegne cinematografiche realizzate al Filmstudio (per autore, a tema, per periodi storici, movimenti, tendenze, scuole, ecc.) alle quali hanno partecipato decine di migliaia di spettatori.
Un’opera impareggiabile di contaminazione culturale che costituiva un’esperienza imprescindibile nella formazione del pubblico soprattutto giovane che eresse questo Filmclub a vero e proprio simbolo di un’appartenenza militante e innovativa in tutto lo scenario romano e italiano.

La profonda coerenza con un percorso mai subalterno alla politica né alle convenzioni del tempo determinò soventi manifestazioni di contrasto con alcune Istituzioni. In alcuni casi, queste conflittualità sfociarono in iniziative di censura e denunce penali da cui il Filmstudio è uscito sempre assolto.  Famosi gli interventi in sede giudiziale a favore del cinema di grandi figure della cultura italiana come Alberto Moravia e Michelangelo Antonioni che non esitarono a testimoniare in aula per difendere il Filmstudio e affermarne il diritto alla sopravvivenza.

Il valore storico e culturale del Filmstudio si è rafforzato paradossalmente anche nel periodo in cui la proposta cinematografica di qualità è diventata sempre più complessa. Negli ultimi 20 anni, nelle sale di Via degli Orti d’Alibert, è proseguito infatti lo sforzo per mantenere vivo il vincolo intellettuale ed etico di proseguire nell’offerta di pellicole d’autore, cinema indipendente e opere prime.

Dal 1983 l’associazione è inserita nell’elenco delle “Istituzioni culturali d’interesse nazionale” redatto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali

Le atmosfere appassionate e intime che si sono respirate al Filmstudio appartengono alla storia di Roma e restano l’emblema di un tempo stimolante e innovativo durante il quale la Città era il centro di liberi impulsi e sane provocazioni che la resero una capitale assoluta della cultura europea.