Il Filmstudio

Un’idea di cinema come esplorazione e scoperta.

Entriamo in sala per perderci in una dimensione che ci renda consapevoli e protagonisti del nostro tempo. Un viaggio fatto di rivelazioni e militanza culturale, che prende forza quando si è parte di una comunità che cresce insieme.

La cultura, vissuta nel suo significato autentico, è la risposta concreta alle pericolose astrazioni che ci accerchiano e ci rendono soli. Non c’è soluzione più efficace contro il disagio, il degrado e la violenza.

Centralizzare l’offerta culturale per il profitto di pochi è un crimine nei confronti delle nostre coscienze: spegne la fantasia e restringe la libertà.

Il Filmstudio è eresia, provocazione e desiderio.

Il Filmstudio è indipendente e resterà tale.

Dopo l’ultimo sfratto, il Filmstudio non si è fermato. Nel 2022 una stagione al Teatro Tordinona — il più antico teatro pubblico di Roma — ha dimostrato che il pubblico c’è ancora, e che la domanda di cinema autentico non è mai venuta meno.

Oggi il Filmstudio non ha una sede fissa. Con “Ciak si Legge”, ciclo mensile ospitato alla Libreria ELI di Roma, costruiamo ogni mese uno spazio di lettura critica del presente attraverso le immagini del passato. Non archiviamo la memoria: la mettiamo al lavoro.

Ma “Ciak si Legge” è solo il fronte più visibile di un progetto più largo. Il Filmstudio sta lavorando a una riflessione concreta su come il cinema indipendente possa tornare a esistere in Italia al di fuori delle logiche del finanziamento pubblico — un modello diverso, costruito su responsabilità privata, coraggio produttivo e un pubblico che scelga consapevolmente da che parte stare.

Chi entra in contatto con il Filmstudio lo riconosce subito: c’è un clima che non si costruisce a tavolino. È fatto di persone che hanno ancora fame di pensiero, che cercano nel cinema non un’evasione ma una lingua con cui leggere il mondo. Un pubblico che non consuma cultura — la abita.

Questo è il nostro punto di forza più concreto, e il più difficile da replicare. Ogni evento diventa un momento di riconoscimento reciproco: tra chi porta le idee e chi le porta a casa, le rimescola, le restituisce trasformate. È lì che il Filmstudio continua a esistere — non in una sala, ma in una comunità che sa perché è lì.

Crediamo che il cinema di qualità non abbia bisogno di elemosine istituzionali per esistere. Ha bisogno di coraggio, di un pubblico capace di scegliere, e di produttori disposti a rischiare in proprio. Su questo stiamo lavorando.

Ma un’istituzione riconosciuta d’interesse nazionale dal Ministero per i Beni Culturali — la più antica del suo genere in Italia — merita una casa stabile. È un diritto che non abbiamo smesso di rivendicare. E non lo faremo.

La storia del Filmstudio

L'ingresso del Filmstudio negli anni '70

Il Filmstudio nasce il 2 ottobre 1967 in Via degli Orti d’Alibert 1/c, a Trastevere. Fondatori: Americo Sbardella, Annabella Miscuglio, Paolo Castaldini — tre cinefili che aprirono uno spazio che Roma stava aspettando senza saperlo. Il successo fu immediato. Il modello Filmstudio, come scrisse Tullio Kezich, fu “imitato ma mai eguagliato”.

Fu il primo filmclub italiano, il primo multisala. Proiettava classici e rarità in versione originale, cinema d’avanguardia, opere prime, cinema delle donne, film underground. Offriva gratuitamente i propri spazi a cineasti indipendenti — e a Jean-Luc Godard, nel 1969, per le riprese di Vento dell’Est. Nel dicembre 1976 presentò in esclusiva il primo lungometraggio di Nanni Moretti, Io sono un autarchico.

Per le sue sale passarono Andy Warhol, Bernardo Bertolucci, Wim Wenders, Pier Paolo Pasolini, Michelangelo Antonioni, Roberto Rossellini, François Truffaut, Robert Bresson, Julian Beck. Intellettuali e generazioni intere si formarono cinematograficamente davanti a quegli schermi.

Il Filmstudio non era un cinema. Era un’appartenenza.

Più volte denunciato, mai condannato.
Alberto Moravia e Michelangelo Antonioni testimoniarono in aula per difenderne il diritto alla sopravvivenza. Dal 1983 è riconosciuto dal Ministero per i Beni Culturali tra le istituzioni culturali d’interesse nazionale.

Dopo l’ultimo sfratto e anni di vera resistenza — 75 capolavori proiettati, 65 anteprime italiane, la prima proiezione “Autism Friendly” in Italia (28 dicembre 2014) — il Filmstudio ha continuato a esistere per forza di visione e di comunità.

Le atmosfere appassionate e intime che si sono respirate al Filmstudio appartengono alla storia di Roma: l’emblema di un tempo in cui la città era il centro di liberi impulsi e sane provocazioni, capitale assoluta della cultura europea.

La strada continua. Con lo stesso brutto vizio: essere innamorati della libertà d’espressione.

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