Fovea Porta Coeli

Filmstudio presenta
FOVEA PORTA COELI
di Fabio Campagna
Una produzione CORPO 6
In collaborazione con Filmstudio

Performers: Mariaelena Masetti Zannini, Giuditta Sin, Jessica Harris,
Stefano Pierpaoli, Daphne Fauna Maria Campagna, Federico Dioniso Campagna,
Abiti di Jessica Harris
Musiche di La Muerte Roja scritte, arrangiate e dirette da Fabio Campagna
La Muerte Roja ensemble
Emanuela Lioy: violino elettrico, voce
Danilo Caposeno: pianoforte, elettronica
Jordan De Maio: flauto
Adolfo Spezzaferro: batteria, percussioni
Fabio Campagna: chitarra semiacustica, percussioni
Libretto: adattamento dal VI libro dell’Eneide di Virgilio, Fabio Campagna

“Io sono la Porta”
San Giovanni 10,1 – 10

“Se penseremo in base all’escatologia dell’essere, dovremo un giorno aspettare l’estremo del mattino nell’estremo della sera, e dovremo imparare oggi a meditare così su ciò che è all’estremo”
Martin Heidegger

“If the machine is a duopoly, you need a third pole”
Giorgio Agambern, interview, 2013

FOVEA PORTA COELI è un opera poetica in musica che si ripropone di individuare un “symbolon” esteso : il corpo, la materialità come porta d’accesso al cielo, all’invisibile.
Il fosso, la porta e il seme oggettivizzano una drammaturgia unitaria dove il piano verticale, in frastica ciò che è detto (Tommaso D’Aquino), il Dasein di Heidegger, coincide con quello orizzontale, il piano oggettivo e il senso ultimo della storia.
Si dispiega, in tal modo, un’affresco ieraticamente calibrato sull’equilibrio lucido della simmetria. Dove, la civiltà dell’anima, la civiltà antica che in Roma ha visto la sua forma più compiuta, si rispecchia in quella moderna, cristica – l’amore della Madre e del Padre per il Figlio – che di quella antica rappresenta la piena realizzazione (Sant’Agostino).
Emerge un archetipo di salvezza. L’unità del corpo e dell’anima: Soma Pneumatikon (San Paolo).
F.C. Roma 2022.


La Porta Mistica
Cosa significa essere multidisciplinari nelle arti visive oggi?
Non è solo una questione di saper plasmare e dominare le differenti tecniche artistiche con le quali decodificare e rendere tangibile la propria poetica come fine ultimo di visualizzare e materializzare il pensiero creativo.
Forse oggi nell’abuso fatto dalla critica dell’espressione “concettuale” e ironicamente aggiungerei “ultra-concettuale” per essere multidisciplinari non serve dominare tutte le tecniche di espressione ma sarebbe necessaria una “volontà” di oltrepassare l’idea stessa del manufatto.
Fovea Porta Coeli di Fabio Campagna è una incisiva dimostrazione che il feticcio visivo è soltanto il simulacro fisico di un complesso lavoro mistico, estetico e autobiografico.

Al centro dello spazio si pone l’azione performativa.
Attraverso un rito collettivo che potrebbe in maniera subconscia ricordare una funzione religiosa, con tutti i suoi apparati liturgici e sacrali, lo spettatore riuscirà a leggere una elaborata sinfonia di segni e simboli. Ciò che in un primo momento sembrava solo legato alla materia infine si disvela con tutta la sua forza mitica e rituale.
Perché il nesso tra mito e rituale? Perché sebbene non inscindibile, questo nesso è stato una forza rilevante nella formazione delle culture antiche e ha scavato quelle profonde valli della tradizione umana in cui ancora oggi tendono a scorrere i flussi della nostra esperienza.
Nei suoi multiformi aspetti questa opera è un viaggio, o forse sarebbe meglio dire un viatico per conoscere non solo la poetica e la visione dell’artista, ma è prima di tutto lo strumento per conoscere noi stessi: ci costringe a scavare al nostro interno con le mani sporche di terra per trovare infine quel seme da cui tutto può rinascere, e noi, attraversando questa esperienza come si attraversa una porta mistica, diventiamo quella terra che lo concima.
Gianluca Brogna
Estratto dal testo critico, La Porta Mistica
Roma 2021

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