Comunicato
Filmstudio, identità e libertà
Riportiamolo nella sua sede
Una raccolta di firme per restituire alla città il primo cineclub d’Italia.
C’è una storia, a Roma, che riguarda tutti anche se in pochi la conoscono.
Il Filmstudio è il primo cineclub d’Italia. Dal 1967 ha portato a Roma il cinema d’autore e l’avanguardia, da Godard a Pasolini, da Wenders al giovane Moretti. Non un grande contenitore, non un evento da una sera: un luogo vivo, di formazione, di scoperta, di libertà. Uno di quegli alveoli attraverso cui scorre il respiro di una città — il punto d’incontro tra tradizione e nuovi linguaggi, tra storia e ricerca.
Le sue mura, in Via degli Orti d’Alibert, sono di proprietà pubblica. Furono acquistate dalla Regione Lazio, alla fine degli anni Ottanta, con un’unica finalità: tenerci dentro il Filmstudio. Quella storia è stata poi usata per giustificare un milione di euro di fondi pubblici e una ristrutturazione. Ma al termine dei lavori il Filmstudio non è rientrato. Al suo posto è nato un altro spazio, gestito dall’apparato, che di quella storia conserva solo il racconto sul proprio sito.
Ci era stata data una parola. Ci era stato promesso, in sede istituzionale, un bando per riassegnare quello spazio. Quel bando è stato annunciato, e poi è misteriosamente scomparso.
Noi non chiediamo favori. Chiediamo l’esatto contrario di un favore.
Chiediamo che quel bando ci sia davvero: pubblico, trasparente, fondato su criteri di merito, di storia e di progetto culturale, e libero da quegli “amichevoli” particolarismi che a Roma decidono troppe cose. Chiediamo che un bene di tutti torni a essere assegnato alla luce del sole, e non gestito nel chiuso delle logiche di palazzo. Se la storia, la competenza e il lavoro contano qualcosa, sapremo dimostrare di esserne all’altezza. Ma quello che ci interessa, prima ancora del Filmstudio, è il principio: i luoghi della cultura appartengono alla città, non agli apparati.
Perché un grande spazio che si spegne, una sala storica che viene svuotata, non sono una perdita per pochi appassionati. Sono un pezzo di identità collettiva che se ne va. E una città che lascia morire ciò che la rende sé stessa, prima o poi si ammala tutta.
In queste stagioni, senza sede e senza fondi, abbiamo continuato. Abbiamo costruito programmi che mescolano cinema, memoria, sperimentazione e provocazione, per mostrare che la cultura non è un prodotto da consumare ma un modo di stare insieme e di pensare. Vogliamo continuare a farlo nel luogo a cui quella storia appartiene, con lo stesso spirito sorridente e ribelle di sempre.
Per riuscirci, abbiamo bisogno di te.
Firma per chiedere un bando trasparente e il ritorno del Filmstudio nella sua sede storica. Non è un gesto simbolico: è il modo in cui una città dice che certe cose non le vuole perdere. Firmare costa un minuto. Restare in silenzio, in questi anni, è costato molto di più.
È un viaggio che appartiene a Roma e ai Romani. Rimettiamolo in cammino.